LA SVASTICA SUL SOLE

Una Produzione World Entertainment & Cadillac Ranch Productions

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(The Man in the high castle)

 

 

Un Film di Terry Gilliam

con

John Malkovich

Jeremy Irons

Emma Thompson

Stellan Skarsgard

Liam Neeson

Takeshi Kitano

Harvey Keitel

Giovanni Ribisi

Philip Seymour Hoffman

Jurgen Prochnow

Ken Takakura

 

Tratto dal romanzo di Philip K. Dick

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Schermo nero:

 

LA CADILLAC RANCH

E LA

WORLD ENTERTAINMENT

PRESENTANO

 

UN FILM DI TERRY GILLIAM

 

 

Stati Uniti D’America, 1962:

 

La Schiavitù dei neri é di nuovo legale, i pochi ebrei sopravvissuti si nascondono sotto falso nome.

Vent’anni prima le potenze dell’asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e si sono spartite l’America.

 Sul mondo intero incombe una terribile realtà: il credo della superiorità della razza ariana ha soffocato ogni volontà di riscatto.

L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio mentre l’Europa e’ tutta sotto il dominio nazista.

 

Ma ecco comparire un libro misterioso che minaccia di sovvertire l’ordine mondiale basato sul dominio assoluto dei vincitori.

Si tratta di La Cavalletta non si Alzerà più, un best-seller vietato in tutti i paesi del Reich, che racconta, come se fosse fantascienza, una realtà in cui l’Asse non ha vinto la guerra ma è stato sconfitto dagli Alleati...

 

 

 

LA SVASTICA SUL SOLE

 

Cominciano a scorrere i titoli di testa con in sottofondo “The Man in the High Castle Theme” di Philip Glass. I titoli compaiono e scompaiono con, sullo sfondo, un’ enorme bandiera del Reich.

 

 

John Malkovich

 

Jeremy Irons

 

Emma Thompson

 

Liam Neeson

 

Stellan Skarsgard

 

Takeshi Kitano

 

Harvey Keitel

 

Giovanni Ribisi

 

Philip Seymour Hoffman

 

Jurgen Prochnow

 

Ken Takakura

 

 

tratto da

“L’Uomo nell’Alto Castello” di Philip K. Dick

edito in Italia dalla Fanucci Editore

 

 

Sceneggiatura

Terry Gilliam

Gaetano Perrotta

 

 

Direttore della Fotografia

Roger Deakins a.s.c.

 

 

Montaggio

Thelma Schoonmaker

 

 

Musiche di

Philip Glass

 

 

A questo punto, cambia lo sfondo su cui scorrono i titoli di testa. Vediamo infatti una grande mappa che ci mostra il mondo dopo la vittoria dell’Asse.

I nomi dei luoghi e delle regioni sono  scritti in lingua tedesca e in caratteri gotici.

Sull’Ovest degli Stati Uniti i nomi di molte località sono scritti in giapponese.

 

 

Scenografie e Costumi di

Dante Ferretti

 

 

Produttore Esecutivo

Gerald Kennedy per la

World Entertainment

 

 

Coproduttore

Cesare Carugi per la

CADILLAC RANCH

 

Regia di

Terry Gilliam

 

Nel momento in cui terminano i titoli di testa la Mdp si avvicina ad un punto preciso della mappa, su cui c’è scritto, in grossi caratteri gotici: BERLIN.

 

 

 

SCENA 1- Int. Giorno

 

Scritta in sovraimpressione: SAN FRANCISCO

La Mdp ci mostra una strada piuttosto trafficata: uomini d’affari percorrono velocemente i marciapiedi, diretti verso i loro uffici.

La Camera poi si ferma proprio davanti ad uno dei tanti negozi che affacciano su questa strada. L’Insegna è in giapponese e in inglese e dice: Manufatti Artistici Americani.

 

La porta d’ingresso é aperta. La Mdp entra dentro il negozio. Dal soffitto pendono una decina di rosse lanterne cinesi ma le pareti e gli scaffali sono piene di manufatti americani risalenti al periodo antecedente la guerra.

 

Primissimo piano di una tazza di té. La tazza viene poi presa e portata alle labbra da qualcuno.

L’inquadratura si allarga e vediamo che a tenere la tazza in mano é un uomo sulla cinquantina coi capelli grigi e il viso stanco. Il suo nome é Robert Childan e vende manufatti americani di cui vanno matti i ricchi collezionisti giapponesi (è interpretato da JEREMY IRONS).

 

Sorseggia lentamente il suo té e con sguardo assorto guarda la gente che passa fuori al negozio. Molte sono le donne che indossano i caratteristici vestiti di seta lunga di foggia orientale (kimoni).

Squilla il telefono: Childan posa la tazza accanto alla cassa e alza la cornetta del telefono.

 

Childan

Pronto?

 

Riusciamo a sentire chiaramente la voce dell’uomo all’altro capo del telefono: trattasi del Signor Tagomi, ricco uomo d’affari giapponese, fanatico collezionista di prodotti americani anteguerra.( E’ interpretato da TAKESHI KITANO).

Childan é un po’ teso.

 

 

Tagomi

(con tono di comando, senza cortesia)

Sono il Signor Tagomi. Non ancora é arrivato quel bando di reclutamento della Guerra Civile Americana che le avevo ordinato?

Non le ho dato forse un anticipo, signor Childan? Questo deve essere un regalo, capisce?

Un regalo per un cliente.. Importante!

 

CHILDAN

(parlando con estrema calma e ragionevolezza)

Sto effettuando delle ricerche accurate su questo oggetto, Signor Tagomi..

Ma.. vede.. ci vuole tempo..infatti, come lei ben sa, l’oggetto in questione non é originario di questa regione. Attualmente si trova nell’America dell’Est...

 

Tagomi

(brusco)

Quindi non é arrivato.

 

Childan

No, Signor Tagomi, Signore.

 

C’è una lunga pausa. Childan riesce a sentire il respiro di Tagomi.

 

Tagomi

Non posso aspettare ulteriormente.

 

Childan

Certo.. Lei..lei ha tutte le ragioni..

 

Tagomi

Allora trovi qualcosa che lo sostituisca!

Ha qualcosa da suggerirmi signor Childàan..

(Tagomi storpia volutamente il nome di Childan)

 

Childan

(rimane per un po’ senza rispondere, stringendo forte la cornetta del telefono)

Ecco.. una gelatiera degli inizi del ‘900 oppure...

Potrei portarle io in ufficio qualche esemplare interessante..

Se non le dispiace..

 

Tagomi

Va bene. Venga oggi alle 2 nel mio ufficio e mi porti solo roba di prima qualità.

 

Childan

Senza dubbio. Arrivederci.

 

Childan mette giù la cornetta poi chiude gli occhi e si appoggia alla cassa.

Sentiamo il vento che entra nel negozio,fa suonare i campanelli appesi alla porta e fa muovere le lanterne cinesi.

 

Una Giovane coppia, un ragazzo e una ragazza, entrano nel negozio. Indossano delle eleganti vesti di seta. Sono anch’essi giapponesi.

Childan non si é accorto ancora di loro: i due ragazzi nel frattempo stanno osservando la mercanzia con interesse.

 

Childan apre gli occhi e, vedendoli, va loro incontro, sorridendo  con aria molto professionale.

 

Childan

Salve.

 

I due ragazzi contraccambiano il saluto, sorridendo cortesemente.

 

Ragazzo

Degli esemplari davvero... Bellissimi, signore.

 

Childan, a mo’ di ringraziamento, fa un profondo inchino, com’é nella tradizione giapponese.

 

La ragazza soprattutto si guarda attorno affascinata. La sua attenzione é brevemente attirata da una vecchia reclàme della coca cola d’inizio secolo.

Poi lo sguardo di lei e quello di Childan si incontrano e lei fa un largo sorriso.

 

Childan

Cercate oggetti d’arte etnica della tradizione americana per fare.. un regalo?

 

Ragazza

Oh.. no.. Stiamo arredando il nostro appartamento qui a San Francisco..

Ma non abbiamo ancora le idee molto chiare..

 

Ragazzo

(interrompendo la ragazza)

Mia moglie ed io ci siamo trasferiti da pochissimo qui. Lavoro alla Commissione d’Indagine per la ricostruzione delle zone sinistrate..

 

Childan

Ah, capisco. Posso darvi qualche consiglio e mostrarvi vari esemplari.

L’arredamento degli appartamenti é la nostra specialità.

 

Ragazzo

(sorridendo)

Bene.

 

Childan

Sto per ricevere un bellissimo tavolo in acero del New England.. e uno specchio che risale al 1812.. un oggetto di straordinaria bellezza..

 

Ragazzo

Beh.. veramente preferiremmo l’arte delle città..

 

Childan

Ohh... Ma abbiamo molti ed ottimi esemplari di arte cittadina...

Una radio Victrola del 1920 con sotto un mobiletto per i liquori..

 

Ragazzo

(interessato)

Ah.

 

Childan

E ascolti: una fotografia incorniciata di Jean Harlow con dedica..

E una copia introvabile di “Nascita di una nazione” di David Wark Griffith...

 

Il ragazzo sgrana gli occhi, affascinato.

Childan, con estrema professionalità, rientra dietro il bancone della cassa.

 

Childan

(estraendo dalla tasca interna della giacca un taccuino e una penna)

Prenderò il vostro nome e indirizzo, ditemi voi quando volete che venga a casa vostra.

(adesso Childan sembra guardare dritto nella telecamera)

Accomodatevi... vi preparo una bella tazza di té.

 

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SCENA 2- Int. Giorno

 

Primo piano di un vecchio lampadario che pende dal soffitto di una normale e modesta stanza da letto. L’inquadratura si allarga e la Mdp scende pian piano.

Ci sono dei vestiti buttati a terra: un paio di pantaloni e una camicia a maniche lunghe.

Vediamo che c’é qualcuno nel letto.

Questo qualcuno é Frank Frink. Ha un’aria esausta e guarda fissamente il vecchio lampadario. (Frink é interpretato da John Malkovich).

La Mdp si avvicina al suo viso, ai suoi occhi lontani e quasi vitrei.

 

In sottofondo sentiamo Studio op. 10 n. 12 in do minore di Fryderyk Chopin.

Tutt’a un tratto l’immagine diventa sfocata. Vediamo varie immagini del passato di quest’uomo.

Frink é, con la divisa dell’esercito statunitense addosso, in un campo di prigionia giapponese.

E’ a terra quando all’improvviso sente la voce di una radio a tutto volume e vede dei soldati giapponesi che corrono per il campo, cantando ed esultando, con la bandiera nipponica.

 

Voce alla radio

(la voce sembra rimbombare nella mente e nei ricordi di Frink)

Oggi, 13 Gennaio 1947... le truppe americane hanno capitolato. Il generale Dwight Eisenhower ha firmato la resa incondizionata degli Stati Uniti alla presenza del Capo delle Forze Armate giapponesi e del generale tedesco Jodl.

E’ la fine della Guerra, la sconfitta definitiva delle forze Alleate.

Il Fuhrer Adolf Hitler, parlando alla Radio tedesca, ha dichiarato: “Questo giorno sarà ricordato dai posteri come il giorno della Capitolazione e come l’inizio di una nuova era. Oggi nasce definitivamente il Reich millenario”...

 

Frink é a terra e non ha la forza di alzarsi. Nei suoi ricordi, allo stesso tempo sfocati ed eccezionalmente vividi, riesce a rivedere un suo compagno di prigionia che si accovaccia accanto a lui e gli sussurra in un orecchio..:

 

Fink...[Fink é infatti il suo vero nome..prima che lo cambiasse con Frink].. da adesso

farai bene a nasconderti. Gli ebrei non avranno più vita facile nemmeno qui da noi...

 

Frink ricorda che allora annuì, in silenzio, senza dir nulla.

 

Voce fuori campo di Frink

(nel frattempo i ricordi di Frink sono finiti e la Mdp inquadra, con uno strettissimo primo piano, solo i suoi occhi vitrei)

Feci di sì con la testa senza dir nulla.. D’altra parte parlare non aveva più nessun senso. Da quel momento in poi nessuno di noi ha più parlato..

Adesso sono stato licenziato: sono stato così pazzo da aver risposto nella maniera sbagliata al Signor Wyndham.. un potente..

..Uno che ha stretti rapporti con le autorità. Non troverò mai più un lavoro qui..

 

Adesso la Mdp ci mostra Frink che si mette a sedere in mezzo al letto.

 

Frink

(sempre fuori campo, continuando a pensare)

Dove potrebbe mai andare uno come me?

Al Sud no di sicuro.

Al Sud ci sono schiavi neri: il Sud intrattiene strettissimi legami economici, ideologici e Dio sa che altro con il Reich ed io sono..

..un Ebreo.

 

Stacco.

 

Frink adesso é in piedi accanto al lavandino in bagno e si sta radendo.

La Mdp inquadra lo specchio in cui vediamo il viso di Frink cosparso di schiuma da barba.

La radio accesa sta trasmettendo il notiziario.

 

Voce alla Radio

Le più alte sfere del Reich hanno fatto sapere che la missione spaziale tedesca su Marte sarà imminente.

Il Governo giapponese ha però espresso forti riserve sulla riuscita di questa missione...

 

Frink sorride lievemente.

Spegne la radio.

 

Stacco.

 

La Mdp ci mostra un paio di mani lunghe e affusolate (sono le mani di Frink).

Queste mani si muovono velocemente, disponendo su di un tavolino, i 49 steli di millefoglie del suo I-CHING.

 

Frink

(sussurrando, fuori campo)

Come devo rivolgermi a Wyndham per raggiungere con lui un buon accordo?

 

A questo punto, Frink scribacchia velocemente questa sua domanda su un blocchetto di carta. Poi, muovendo abilmente le mani, comincia a dividere gli steli fino a che non ottiene sei linee.

Consulta velocemente il responso dell’esagramma.

 

Frink

(sussurra, fuori campo)

Esagramma quindici..uhm.. CH’IEN: La Modestia...

..Coloro che sono in basso verranno elevati, coloro che sono in alto abbassati..

 

Adesso la Mdp lo inquadra in viso mentre chiude gli occhi.

E’ seduto sul letto ed è vestito in giacca e cravatta.

 

Frink

(riaprendo gli occhi)

Rivedrò Juliana?

 

Anche stavolta la Mdp si abbassa per seguire il veloce movimento delle sue mani esperte.

Dopo un po’ si ritrova il nuovo esagramma.

 

Frink

(sussurra, fuori campo)

...Esagramma 44... Kou: il Farsi incontro..

...La ragazza é potente... Non bisogna sposare una ragazza del genere..

 

Frink sospira profondamente. Sta pensando a Juliana, la sua ex-moglie.

Poi La Mdp lo segue mentre rimette a posto velocemente il suo I-CHING.

Lo ripone in un cassetto poi apre la porta ed esce.

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SCENA 3- Int. Giorno

 

Siamo nell’elegante ufficio del Signor Tagomi (Takeshi Kitano). E’ seduto dietro una costosissima scrivania in radica di noce e sta aspettando Childan.

Sembra nervoso.

Ecco che si alza e si ferma a guardarsi allo specchio. Indossa un lungo vestito di seta molto pregiato. Guardandosi allo specchio, atteggia il viso in un largo sorriso di cortesia.

Poi simula una stretta di mano.

 

Tagomi

(parlando da solo, guardandosi sempre allo specchio)

Buonasera signor Baynes..ha fatto un buon viaggio?

Ehm.. ho sentito dire che il Fuhrer é molto ammalato e che il prossimo

autunno il Partito sceglierà  il Nuovo Cancelliere del Reich.

Come? Sono solo voci? Oh..Bene.

 

Tagomi resta per un po’ in silenzio a guardarsi allo specchio poi storce la bocca.

Si rimette allora a sedere dietro la scrivania.

Preme un pulsante.

 

Tagomi

Signorina Ephreikian...faccia venire un momento il Signor Ramsey per favore..

 

Passa qualche istante ed ecco entrare nello studio il signor Ramsey, un giovane sorridente, con camicia a scacchi, cravatta e blue Jeans.

 

Ramsey

(salutando)

Come va signor Tagomi?

 

Tagomi

(ricambiando il saluto con un inchino)

Qualche minuto fa signor Ramsey...ho consultato l’I-CHING. Lei sa che oggi avrò come ospite

il Signor Baynes..e mi piacerebbe molto impressionarlo con un bel regalo che sia degno di un ospite così autorevole..

 

Ramsey annuisce.

 

Tagomi

(continuando)

Il Responso dell’oracolo ha indicato chiaramente che alle due il Signor Childan non avrà nulla di degno da offrirci...

..Non so molto sugli oggetti dell’arte americana.. per questo..vorrei che lei, signor Ramsey, mi desse un consiglio o un suggerimento..

 

A questo punto Ramsey annuisce di nuovo.

 

Ramsey

Sarà un piacere signor Tagomi..

..Siamo qui per questo.

 

Detto questo, Ramsey finalmente si siede sulla sedia davanti alla scrivania di Tagomi.

 

Tagomi

(sempre in piedi, dietro la scrivania)

Alle carte ho chiesto anche se la visita del signor Baynes avrà gli effetti sperati...

e, dunque, se riusciremo a stringere un accordo coi tedeschi in base al quale poter finalmente sostituire con la loro plastica molti vecchi metalli di cui attualmente c’è scarsità..

Ma...

(a questo punto Tagomi fa un grosso sospiro)

Anche stavolta il responso é stato negativo.

 

Stacco.

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SCENA 4- EST. GIORNO

 

Robert Childan (interpretato da JEREMY IRONS) sta chiudendo a chiave la porta esterna del suo negozio.

Trasporta con fatica sul marciapiedi alcune borse pesanti.

Quasi nello stesso istante ecco fermarsi un risciò, trasportato da un maturo e magro chink.

L’uomo carica sul veicolo le borse di Childan poi lo aiuta a salire.

La Mdp lo segue mentre si accovaccia e con una tensione dei muscoli delle spalle e delle braccia solleva il risciò.

Pochi momenti dopo il veicolo é già per le strade trafficate. Il frastuono dei clacson e la musica assordante si mescolano.

Childan, seduto sul risciò, si dà un’ultima aggiustatina alla giacca mentre consulta nervosamente il suo orologio.

 

Stacco.

 

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SCENA 5- Est. Giorno

 

Primo piano dei tre bagagli di Childan posati a terra: il risciò se ne é andato.

Childan é in piedi accanto alla sue borse.

Davanti a lui c’è l’imponente palazzo a vetri del Nippon Times Building.

La Mdp ci mostra un uomo di colore che, con un completo rosso scuro indosso, va incontro a Childan.

 

Childan

(mostrando i bagagli)

Facchino! Portali al Ventesimo Piano, Appartamento B.

 

Detto questo, Childan entra nel Palazzo, oltrepassando le porte di vetro automatiche all’entrata.

Dietro di lui vediamo l’uomo di colore che, con fatica, porta i tre bagagli.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------SCENA 6- Est. Giorno

 

Il sole sta tramontando. Scritta in sovraimpressione: Canon City, Colorado.

 

Alcune persone escono da una palestra. La Mdp segue una donna che, con un borsone a tracolla, sta attraversando la strada, diretta al Pub di fronte.

La donna si chiama Juliana Frink, é alta e ha bei capelli castani (é interpretata da EMMA THOMPSON).

Entra nel Pub. La Mdp si sofferma sull’insegna luminosa del locale: TASTY CHARLEY’S BROILED HAMBURGHERS.

 

Il juke box suona della vecchia musica folk. Primissimo piano di un hamburgher che cuoce sulla piastra.

Juliana si siede al bancone. Non molto distante da lei ci sono due uomini, probabilmente camionisti, seduti a mangiare qualcosa. Non hanno potuto fare a meno di notarla.

Il cuoco gira l’hamburgher sulla piastra poi si avvicina al bancone.

 

Cuoco

Ciao Juliana. Cosa prendi?

 

Juliana

Lo sai già: caffé.

E...Un Sandwich caldo con salsa..

 

Cuoco

(sorridendo)

Niente zuppa di nidi di topo o cervella di capra fritte nell’olio?

 

I due camionisti sorridono.

Juliana si volta a guardarli.

 

Juliana

(al più giovane dei due camionisti)

Da dove viene?

 

Missouri, America dell’Est.

Rispondono entrambi i camionisti

 

Juliana

Ah..e così venite dagli Stati Uniti...Ditemi..é..é facile trovare un buon lavoro

da quelle parti?

 

Adesso il Cuoco é di spalle, sta badando alla piastra e agli hamburgher ma sta sentendo tutto.

 

Camionista più giovane

(interpretato da Giovanni Ribisi)

Sì...se il colore della pelle é quello giusto.

 

Camionista 2

(indicando il ragazzo)

Lui é italiano.

 

Juliana

(curiosa)

E con questo? Voi italiani non avete vinto la guerra?

 

Il ragazzo non risponde, si gira dall’altra parte con amarezza.

 

Juliana

Se lei non é felice negli Stati Uniti perché non emigra definitivamente?

E’ molto tempo che vivo qui nel Colorado e ci si sta abbastanza bene...

 

Giovane camionista

Vivere qui? No, è già abbastanza brutto dover passare un giorno solo o una notte in una città come questa...

 

Per un po’ c’è silenzio poi il Cuoco, che aveva ascoltato tutto, si volta, un po’ risentito.

 

Cuoco

Senti, figliolo.. pensa quello che cazzo vuoi tu di questo paese ma almeno noi non siamo degli sporchi criminali come loro. Ti dico solo questo: io non amo gli Ebrei ma ne ho visti alcuni che sono scappati nel ’49 dai tuoi fottuti Stati Uniti. Se laggiù hanno costruito un sacco di edifici e se c’è un sacco di denaro in circolazione è perchè l’hanno rubato agli Ebrei quando li hanno cacciati a calci da New York, per quella maledetta legge nazista di Norimberga!!

Da bambino vivevo a Boston e non avevo particolari simpatie per gli Ebrei, ma non credevo che negli Stati Uniti sarebbe mai passata una legge schifosa come quella, neanche se avessimo perso la guerra...

 

La Mdp si sofferma sul viso rosso del cuoco che adesso é rimasto in silenzio con il forchettone in mano a fissare il giovane italiano.

 

Camionista 2

Vabbè..é ora che ce ne andiamo.

Avevo dimenticato che qua siamo nel territorio dei Giap..

 

Cuoco

(mentre il camionista anziano mette i soldi sul bancone)

Beh.., almeno loro non hanno mai ucciso Ebrei nè prima della guerra nè dopo. E non hanno mai costruito forni.

 

La Mdp inquadra Juliana mentre i due camionisti se ne vanno.

Il più giovane dei due saluta Juliana con un cenno del capo: lei contraccambia.

Il Cuoco segue con lo sguardo i due uomini finchè non escono fuori dal locale.

 

Juliana

(al Cuoco)

Charley.. é pronta la mia ordinazione?

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------SCENA 7- INT. Sera

 

Achtung, meine Damen und Herren

 

Primo piano d’un uomo alto coi capelli chiari che improvvisamente apre gli occhi, sobbalzando sul sedile. E’ Baynes (interpretato da STELLAN SKARSGARD).

Ci troviamo all’interno di un aereo e a parlare é stato l’altoparlante.

Baynes si affaccia al finestrino sulla sua destra e noi vediamo le macchie verdi e marroni della terraferma e più in là l’intenso azzurro dell’Atlantico.

Un giovane coi capelli biondi e gli occhi azzurri seduto accanto a lui gli sorride.

 

Giovane

Sie furchten dasz...

 

Baynes

Mi dispiace... Non parlo tedesco.

 

Giovane

(con pesante accento tedesco)

Non è tedesco?

 

Baynes

(sorridendo)

Sono svedese. Mi sono imbarcato a Tempelhof, in Germania, ma non sono tedesco.

Il mio lavoro mi porta in molti paesi.

 

Giovane

Di quale settore si occupa mein Herr?

 

Baynes

Plastica. Poliesteri. Resine. Ehm.. Ersatz..

 

Giovane

(mostrando d’aver compreso)

Ah..

La Svezia possiede un’industria della plastica?

 

Baynes

(sorridendo)

Oh sì...E molto avanzata.

 

 

L’aereo sta cominciando ad atterrare.

 

Giovane

Dev’essere interessante anche se io non mi interesso di queste cose.

Vede.. io sono un artista.

Il mio nome é Alex Lotze.. Forse ha visto qualcuno dei miei lavori mentre si trovava nel continente.

 

Baynes

(scuotendo garbatamente il capo)

Mi dispiace ma di arte me ne intendo poco o nulla. Mi piacciono solo i cubisti e l’arte anteguerra in genere..

 

Lotze

Oh.. mi permetta di dire, Mein Herr, che quell’arte é ormai finita. Non aveva senso!

Erano i miliardari ebrei e i capitalisti che sostenevano quella forma d’arte decadente per mortificare lo spirito e la creativa libertà dei sensi..

 

Baynes annuisce con accondiscendenza guardando fuori dal finestrino.

 

Lotze

Vola spesso sull’Atlantico?

 

Baynes

Oh sì..

 

Lotze

A me è la prima volta: c’è una mostra delle mie opere a San Francisco, organizzata dall’ufficio del Dottor Goebbels insieme alle autorità giapponesi..

Uno scambio culturale per promuovere la reciproca comprensione.

Dobbiamo alleggerire le tensioni fra Est e Ovest non crede?

Dobbiamo comunicare di più e l’arte può essere un ottimo strumento.

 

Baynes annuisce nuovamente, stavolta con maggior convinzione.

Nel frattempo l’aereo è definitivamente atterrato.

 

Lotze

(vedendo dal finestrino una grossa struttura circolare)

Cos’è quell’enorme struttura laggiù?

 

Baynes

(guardando anch’egli dal finestrino)

Quale? Ah sì...Quello é il Golden Poppy.. lo stadio da baseball.

 

Lotze

(sorridendo)

Ah già...il Baseball..

Hanno messo mano ad una struttura così grande solo per un gioco, per uno stupido sport..

 

BAYNES

(interrompendolo)

L’hanno finita da poco. Un nuovo disegno architettonico: é aperta ai lati.

Loro ne vanno molto orgogliosi.

 

LOTZE

(guardandola)

Mah..

Sembra progettata da un Ebreo..

 

Baynes fissa a lungo Lotze. Il suo sguardo é indecifrabile.

 

LOTZE

(alzandosi)

Spero che ci incontreremo di nuovo qui a San Francisco.

Fa sempre piacere parlare con un connazionale.

 

BAYNES

(alzandosi anche lui)

Io non sono un suo connazionale.

 

Nel frattempo anche tutti gli altri passeggeri stanno pian piano scendendo dall’aereo.

 

LOTZE

(camminando verso l’uscita)

Questo é vero.

Ma dal punto di vista razziale siamo molto vicini.

E anche sotto il profilo delle intenzioni e degli obiettivi.

 

La Mdp segue Baynes che, senza rispondere nulla, si sta avviando anche lui verso l’uscita.

Lotze e Baynes scendono rapidamente la scaletta investiti dalle ultime luci del giorno.

 

BAYNES

(afferrando improvvisamente LOTZE per un braccio)

Signor Lotze..

 

LOTZE

Cosa c’è amico?

 

BAYNES

Voglio dirle una cosa che non ho mai detto a nessuno: Io sono un Ebreo.

Capisce?

 

Lotze lo guarda sorpreso e inebetito.

 

BAYNES

(continuando)

Non avrebbe mai potuto accorgersene lei.

Perché in fondo.. questo grande abisso tra noi e voi in realtà non esiste.

Voi dite di essere in grado di riconoscerci  dal nostro aspetto esteriore

ma io da una vita riesco a muovermi all’interno dei circoli più importanti della società nazista.

Nessuno mi scoprirà mai e...

(fa una pausa, si avvicina a Lotze, poi, sussurrando)

E ce ne sono altri come me. Ha sentito?

Noi non siamo morti. Continuiamo a esistere senza essere visti.

 

Lotze é rimasto senza parole.

 

LOTZE

(farfugliando)

E.. E la Polizia?

 

BAYNES

Il Dipartimento di Polizia può tranquillamente controllare il mio dossier senza trovare assolutamente nulla. Lei può anche denunciarmi ma io ho amicizie molto in alto.

Alcuni sono ariani, altri Ebrei che occupano posti di rilievo a Berlino.

La sua denuncia verrà archiviata e subito dopo sarò io a denunciare lei.

Arrivederci Herr Lotze.

 

Baynes sorride. Poi si allontana, seguito con lo sguardo da Lotze, ancora lì, fermo impalato.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------SCENA 8- Est. Sera

 

Siamo all’esterno dell’aeroporto.

Ci sono vari taxi ad aspettare.

Vediamo le persone uscire dall’aeroporto. Tra questi c’è Baynes.

Quasi di fronte a lui, vicino ai taxi c’è un giapponese di mezza età vestito secondo la moda occidentale, con un elegante cappotto inglese indosso. E’ il Signor Tagomi.

 

Tagomi

(avvicinandosi a Baynes)

Herr.. Baynes..

Buonasera.

 

BAYNES

(porgendo la mano)

Buonasera, Signor Tagomi.

 

I due si stringono la mano poi fanno l’inchino.

 

Tagomi

Bene..Signor Baynes, useremo l’elicottero per tornare in città. Le va bene?

Ha bisogno di darsi una rinfrescata o cose del genere?

 

Baynes

No, possiamo partire subito. Voglio raggiungere il mio albergo.

Quanto al mio bagaglio...

 

Tagomi

Se ne occuperà il Signor Kotomichi.

(solo adesso ci accorgiamo che Tagomi é accompagnato da un giapponese più giovane)

Ci seguirà dopo. Vede.. a questo terminal ci vuole quasi un’ora di coda per avere il bagaglio..

 

 

Kotomichi sorride.

 

Baynes

Va bene.

 

Tagomi

Signore, ho un regalo per lei..

 

Baynes

Scusi?

 

Tagomi

(infilando una mano nella tasca del cappotto ed estraendone una scatoletta)

...Scelto tra i più raffinati oggetti d’arte disponibili in America.

 

Baynes

(prendendo la scatola)

Oh..

Grazie.

 

Tagomi

Ci é voluto molto tempo per sceglierlo ma le assicuro che questo è un esemplare autentico

della vecchia civiltà americana e un esemplare molto raro..

 

Baynes apre la scatola. Dentro c’è un vecchio orologio da polso di Topolino, sopra un’imbottitura di velluto nero.

Baynes, un po’ contrariato, alza gli occhi e fissa il volto teso e preoccupato di Tagomi.

 

Baynes

La ringrazio.

E’ Davvero molto..

Molto Bello.

 

Tagomi

In tutto il mondo sono rimasti pochissimi orologi autentici di Topolino del 1938..

Forse una decina..

 

Nel frattempo cominciano a camminare.

 

Kotomichi

(alle loro spalle)

Harusame ni nuretsutsu yane no temari kana..

 

Baynes

(a Tagomi)

Cosa significa, signor Tagomi?

 

Kotomichi é andato a ritirare i bagagli.

 

Tagomi

(continuando a camminare)

E’ una vecchia poesia.

Del Medio Periodo Tokugawa.

Dice: “ Mentre cade la pioggia di primavera, se ne imbeve, sopra il tetto, la palla di stracci di un bambino”.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------SCENA 9- Int. Giorno

 

Lo schermo é completamente nero, poi viene aperta una grossa porta a due battenti.

E’ stato Frink ad aprirla.

La Mdp lo segue mentre percorre a passo svelto un’affollata officina. Si sente il fragore dei macchinari mentre l’aria é piena di lampi luminosi.

Sono parecchi gli uomini al lavoro.

Con una soggettiva, vediamo che Frink sta osservando con insistenza un uomo: trattasi di un uomo  dall’aria perennemente insoddisfatta, il Signor Wyndham (interpretato da HARVEY KEITEL).

Accanto a lui c’è un uomo alto e corpulento: é Ed McCarthy, collega e amico di Frink (interpretato da Philip Seymour HOFFMAN).

 

FRINK

(avvicinandosi al vecchio Wyndham)

Ehi, signor Wyndham..

 

WYNDHAM

(umettandosi nervosamente le labbra)

Ascolta Frink..non ho la minima voglia di riassumerti dopo tutto quello che hai detto ieri..

E poi già ho trovato un sostituto..

 

FRINK

(ostentando sicurezza)

Oh.. non si preoccupi.

Sono solo venuto a riprendere i miei attrezzi. E nient’altro.

 

WYNDHAM

(guardando l’orologio)

Ed..se ne occupi lei.

Gli dia i suoi attrezzi... io devo scappare..

 

Detto questo; Wyndham si allontana. Frink lo segue con lo sguardo finchè non esce dall’officina.

 

ED

(sporgendosi in avanti, a Frink)

Dì la verità..sei venuto per farti riassumere eh?

 

FRINK

L’intenzione era quella ma non credo che quell’arpia di Wyndham torni facilmente sulle sue decisioni..

 

ED

Comunque sia Frank, sappi che.. sono molto orgoglioso di quello che hai detto ieri.

 

FRINK

Già, anch’io. Ma adesso non potrò lavorare più da nessuna parte, lo sai..

 

ED

Non saprei Frank..con quella macchina che produce cavi flessibili te la cavi maledettamente bene..

Hai mai pensato di metterti in affari per conto tuo?

 

FRINK

(sorridendo, scettico)

E per fare cosa Ed?

 

ED

Gioielli.

 

FRINK

Oh, per l’amor del cielo..sei matto Ed..

 

ED

No, no..ascoltami..Potresti fare pezzi originali..non in serie.

Con un paio di migliaia di dollari puoi mettere su un piccolo laboratorio in un garage o in uno scantinato..

 

FRINK

Ah..si? E dimmi: dove li venderei?

 

ED

Li potresti portare nei negozi che vendono prodotti artigianali americani come quello..

quello che si trova a Montgomery Street..come diavolo si chiama..

 

FRINK

(annuendo lentamente)

Manufatti Artistici Americani.

 

ED

Già, proprio quello.

Lo sai cosa fanno quei negozianti no?

Vendono quella robaccia che fabbrichiamo pure qui a prezzi esorbitanti,

perchè tanto quei fessi dei giapponesi non se ne accorgono neanche..

Basta che gli dicano “é autentico” e loro si bevono tutto..

..e te ed io siamo degli specialisti in queste cose..

 

Frink ascolta in silenzio.

 

ED

Ho visto quella imitazione della Colt 44 che stavi facendo l’altro giorno..

E’..é..fantastica.

Solo un grande esperto può vederla e rendersi conto che é un falso!

 

Frink osserva il viso allegro ed entusiasta di Ed.

 

ED

Allora Frank?

Tu dimmelo. Dì soltanto sì..ed io sono pronto a mollare tutto e a mettermi

“in società” con te..

 

FRINK

Non saprei Ed..devo pensarci..

Però ti posso già dire che l’idea non mi sembra male..

 

ED

(abbassando la voce)

Potremmo fare un sacco di soldi.

E tu lo sai.

 

FRINK

(allontanandosi)

Ok..Ed..adesso devo andare..se mi dici dove stanno i miei attrezzi vado a prenderli.

 

ED

Stanno sotto il tuo tavolo di lavoro. Dove li avevi lasciati.

 

Frink si avvicina ad un grosso tavolo di alluminio e prende un borsone riposto sotto.

Sta per uscire dall’officina quand’ecco che Ed lo chiama.

 

ED

Frank? Non dirmi che adesso vai a chiederlo al tuo I-CHING..

 

FRINK

(sorridendo)

Ci vediamo Ed.

 

Frink allora apre la grossa porta a due battenti ed esce dall’officina.

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SCENA 10- Int. Giorno

 

Primissimo piano di un vecchio orologio del 1920 circa.

Segna le ore cinque e quarantacinque pomeridiane.

Childan é seduto dietro il bancone della cassa. Sembra che sia intento a leggere qualcosa.

Quand’ecco che sentiamo suonare il campanello sulla porta.

Childan alza lentamente il capo dal foglio che ha in mano.

E’ entrato un cliente: un uomo vestito in giacca e cravatta. L’uomo (é Frank Frink), dopo essersi guardato per un po’ attorno, si dirige speditamente verso il bancone della cassa.

 

Childan

(cortesemente)

Buongiorno signore.

 

Frink

Buongiorno.

 

A questo punto l’uomo estrae un biglietto da visita su cui c’è l’emblema imperiale.

 

Frink

Mi manda l’Ammiraglio Harusha. In questo momento la sua nave, la portaerei Shyokaku, si trova nella baia di San Francisco..

 

Childan

(colpito)

Ah..capisco.

 

Frink

E’ la prima volta che l’Ammiraglio viene qui sulla costa occidentale e..

...ha sentito molto parlare del suo bel negozio..

 

Childan

L’ammiraglio é un..un collezionista?

 

Frink

No, non lo è..ma é un uomo che ama molto l’arte.

Ha mandato me, che sono il suo attendente, perchè..sarebbe sua intenzione regalare a ciascuno dei suoi 12 ufficiali un raro esemplare di pistola della Guerra Civile Americana...

 

Primo piano del viso un po’ emozionato di Childan.

 

Frink

E’ risaputo che il suo negozio vende questi inestimabili oggetti d’arte della storia americana...

 

Childan

Sì, é vero. Fra tutti i negozi della costa occidentale, io possiedo il miglior assortimento immaginabile di armi della Guerra Civile. Sarò felice di servire l’ammiraglio Harusha. Se vuole, posso raccogliere il meglio delle armi che ho a disposizione e portarle a bordo della Syokaku...

 

Frink

(tagliando a corto, un po’ brusco)

No, grazie.

Le esaminerò qui.

 

Childan

(titubante)

Va bene.

 

Detto questo, Childan si allontana dal bancone per recarsi verso la cassaforte. Mentre Childan armeggia con la combinazione, la Mdp inquadra fissamente Frink che nel frattempo sta compilando un assegno.

Dopo un po’ vediamo tornare Childan con alcune scatole di cuoio in mano.

 

Frink

(guardando Childan)

L’ammiraglio desidera pagare in anticipo. Un deposito di quindicimila dollari.

 

Childan

(posando sul bancone le scatole e aprendone una lentamente)

Ecco un’eccezionale Colt 44 del 1860, con tanto di polvere nera e pallottola. In dotazione all’esercito degli Stati Uniti. Le giubbe blu le usarono nella seconda battaglia di Bull Run, nel 1862.

 

Frink prende in mano la pistola e la contempla a lungo, rigirandosela tra le mani.

Dopodiché la avvicina agli occhi esaminandola con più attenzione ancora.

 

Frink

(tenendo la pistola in mano)

Signore, questa é un’ imitazione.

 

Childan

(senza capire)

Cosa?

 

Frink

(primo piano)

Quest’esemplare non ha più di sei mesi, mi creda.

E’ un falso.

Sono immensamente desolato.

Guardi il legno...qui. E’ invecchiato artificialmente con un prodotto chimico.

Che peccato.

 

Detto questo, Frink rimette la pistola al suo posto.

Childan prende l’arma.

 

Childan

(non sapendo cosa dire)

No... non é possibile.

 

Frink

(sicuro di sè)

Un’ imitazione della pistola autentica. Niente di più.

Temo, signore, che lei sia stato imbrogliato.

Fossi in lei, sporgerei subito denuncia alla polizia di San Francisco.

(poi, guardandosi attorno con fare sospettoso)

E’ probabile che lei abbia nel suo negozio anche qualche altra imitazione...

 

 

Childan, quasi inebetito, non risponde.

 

Frink

Davvero un peccato, signore.

Ma capirà che, a questo punto, io non posso più concludere l’affare con voi.

L’Ammiraglio ne sarà molto deluso.

 

Childan fissa la pistola.

 

Frink

(congedandosi)

Buon giorno, signore.

La prego di accettare il mio umilissimo consiglio: assuma un esperto che controlli i suoi acquisti.

Con incidenti come questo, il suo bel negozio rischia di perdere la sua buona reputazione.

 

Frink sta quasi per andarsene.

 

Childan

(farfugliando)

Signore, la prego, se lei potesse evitare di...

 

Frink

(interrompendolo)

Stia tranquillo, signore. Non farò cenno di questo con nessuno.

Riferirò all’ammiraglio che sfortunatamente oggi il suo negozio era chiuso.

Dopotutto...

(si ferma sulla soglia)

Dopotutto siamo entrambi...degli americani.

 

Frink saluta Childan con un cenno del capo dopodiché se ne va.

 

Childan, rimasto da solo con la finta Colt in mano, sospira.

Dopodiché alza la cornetta del telefono e compone velocemente un numero.

 

Childan

(parlando al telefono)

Pronto? E’ il dipartimento di Criminologia dell’Università della California?

Mi può passare il dottor Spencer, signorina...

(dopo poco)

Pronto Steve... sono Robert.

Tra poco ti manderò un fattorino con una Colt.

Dovresti farmi il piacere di esaminarla. Dovresti farlo tu stesso, per favore.

 

Dissolvenza in nero sulla scatola di cuoio aperta con la finta Colt in bella mostra.

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SCENA 11- Int. sera

 

In una grande stanza semibuia, illuminata qua e là da alcune lampade da tavolo di stile un po’ retrò, c’è un uomo maturo, coi capelli lunghi e brizzolati. Indossa un camice bianco e spiegazzato.

E’ il dottor Spencer, del dipartimento di Criminologia dell’Università della California.

La Mdp si avvicina lentamente al suo tavolo di lavoro. C’é una Colt in mezzo al tavolo.

Il dottore sospira, si accende una sigaretta, dopodiché alza la cornetta del telefono e compone un numero.

 

Dottor Spencer

Ehi Robert... ho esaminato la tua pistola.

Sono riuscito a trovare il tempo per farlo, approfittando della pausa pranzo: non ho mangiato e adesso ho dei terribili crampi allo stomaco grazie a te.

Ascolta, Bob: la tua dannata pistola é veramente un falso. Si tratta di una riproduzione ricavata da stampi in plastica, fatta eccezione per le parti in legno di noce. Il telaio non é stato temprato con il procedimento al cianuro. L’intera pistola é stata invecchiata artificialmente ed é stata sottoposta a un trattamento speciale per farla sembrare antica e consumata.

(dopo una breve pausa, durante la quale supponiamo che Childan abbia detto qualcosa)

Si tratta di una truffa coi fiocchi.

Davvero un ottimo lavoro. Questo piccolo capolavoro dev’essere stato fatto in un’officina molto ben attrezzata.

 

La Mdp ruota lentamente intorno al dottore, impegnato a parlare al telefono.

Stacco.

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SCENA 12- Int. Sera

 

Robert Childan rimette giù la cornetta del suo telefono.

Si guarda attorno, piuttosto giù di morale.

Dopodiché dà uno sguardo all’orologio e va a chiudere la serranda del suo negozio.

 

Dopo un po’, con la serranda abbassata, Childan rialza nuovamente la cornetta del telefono e compone un numero.

 

Dall’altro capo del telefono risponde una  ragazza giapponese dal tono molto educato e professionale.

 

Ragazza giapponese

(al telefono)

Redazione di San Francisco del Tokyo Herald...

 

Childan

Buonasera, desidererei avere un’informazione: potete dirmi se la portaerei Syokaku é in porto, e in tal caso, per quanto tempo vi rimarrà?

Sarei molto grato di ricevere questa informazione dal vostro stimato giornale.

 

Ragazza giapponese

Attenda un attimo. Sarò subito di ritorno.

 

 

Childan attende, con impazienza.

Dopo un po’...

 

Ragazza giapponese

(sorridendo)

Secondo quanto ci risulta, la portaerei Syokaku si trova in fondo al mare delle Filippine. E’ stata affondata nel 1945 da un sommergibile americano. Ha bisogno di altre informazioni, signore?

 

Childan ha un’espressione meravigliata in volto.

 

Childan

No, la ringrazio.

Grazie Mille. Buonasera.

 

Detto questo, Childan interrompe la comunicazione e compone un nuovo numero.

 

Childan

Pronto?

Sì, devo parlare col Signor Calvin.

Sono Robert Childan, della Manufatti Artistici Americani...

...devo parlargli riguardo a delle pistole della Guerra Civile Americana che Voi mi avete fornito...

 

Stacco.

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SCENA 13- Int. Sera

 

Stammi a sentire amico mio, vi rispediamo indietro  l’ultima fornitura che ci avete fatto, ho ricevuto meno di un’ora fa una lamentela da un mio grosso cliente, uno dei miei clienti più affezionati se vuoi saperlo...

 

A parlare é Ray Calvin, fornitore di Robert Childan della MANUFATTI ARTISTICI AMERICANI. E’ seduto su di una poltrona e parla con voce calma e forte con un certo Wyndham Matson, che é, a sua volta, il suo fornitore.

 

Calvin

(tendendo oltremodo il filo del telefono)

Sono delle brutte imitazioni Peter... tant’é vero che questo mio cliente, chissà come, se n’é accorto.

 

Stacco.

 

Adesso la scena passa, momentaneamente, in una elegante suite del Muromachi Hotel.

Seduto sul letto, avvolto nella sua costosa vestaglia di seta rossa e nera, c’è Peter Wyndham Matson (HARVEY KEITEL), impegnato a parlare al telefono con Ray Calvin.

 

Wyndham

(irritato)

Ma... ma tu lo sapevi benissimo Ray.

Voglio dire... tu sei sempre stato al corrente della situazione.

 

Calvin

(seduto comodamente sulla sua poltrona, passandosi una mano sulla testa completamente priva di capelli)

Sì, lo sapevo che erano imitazioni. Questo non lo metto in dubbio.

Dico solo che queste ultime io te le rimando indietro perché, evidentemente, non sono delle imitazioni ben fatte.

Insomma, a me non me ne importa un cazzo se le pistole che mi mandi sono veramente state sul culo del generale Ulysses Grant o no; quello che mi interessa é che siano Colt 44 fatte come si deve.

E poi...senti... lo sai chi é Robert Childan?

 

Wyndham

Sì, sì, lo conosco. L’ho sentito nominare.

 

Calvin

Ebbene, era letteralmente fuori di sè quando mi ha chiamato oggi. Mi ha detto addirittura che non voleva acquistare più nulla da me. Io, fortunatamente, sono riuscito a fargli cambiare idea. Childan é un cliente troppo grosso, non posso permettermi di perderlo, la stessa cosa vale per te: o mi cambi queste cazzo di pistole o altrimenti non comprerò più nulla da te, nemmeno un vaso da notte degli Anni Trenta...

 

Wyndham

Beh... non so cosa dirti Ray.

Secondo me sei troppo nervoso stasera.

Dovresti farti un bell’ infuso con quelle erbe calmanti cinesi che usano tanto i giap.

Se le cose stanno così, ok, te le cambio quelle pistole, anche se non riesco a spiegarmi come cazzo abbia fatto questo Childan ad accorgersene.

Mandami tutto indietro Ray. Intesi?

Provvederò subito a sostituirtele...

Ciao...ciao.

 

Wyndham mette giù la cornetta, sbuffando.

 

E’ ancora seduto sul letto quand’ecco avvicinarglisi una ragazza molto più giovane di lui. Una finta bionda, abbastanza carina, con indosso solo un paio di mutandine nere. Si chiama Rita ed é la sua giovane amante.

 

Rita

Chi era al telefono?

 

Wyndham

(con un gesto della mano)

Niente.

Affari.

 

Rita

(sbuffando)

Uff... pensi solo agli affari.

Soldi e affari. Affari e soldi.

 

Wyndham

(alzandosi)

I soldi... già.

Per questo noi viviamo.

Cosa saremmo mai senza soldi NOI?

Soprattutto in questo mondo di merda?

Da quando é finita la guerra niente é più lo stesso.

 

 

Stacco.

 

Rita esce dal bagno. Ha da poco finito di truccarsi e adesso é completamente vestita (indossa un tailleur scuro).

Passa accanto a Wyndham che, seduto sul letto, é chino ad allacciarsi le scarpe.

Poi, dopo un po’, si alza, indossa un cappotto e segue Rita, accompagnandola verso l’uscita della suite.

 

Rita

Avrei potuto chiamare un taxi.

 

Wyndham

No. Preferisco accompagnarti io a casa.

 

I due, nel dirigersi verso la porta, passano velocemente accanto ad un tavolino di legno scuro.

Sul tavolino c’é un libro.

Il suo titolo é La Cavalletta non si alzerà più.

 

Rita

(prendendo il libro e mettendoselo nella borsa)

Lo hai letto, Peter?

 

Wyndham

(socchiude gli occhi per poterne leggere il titolo)

No. Tu lo sai che odio leggere.

 

Rita

Oh... questo invece dovresti leggerlo.

 

Wyndham

(con lo sguardo sospettoso)

Perchè cos’ha di speciale rispetto agli altri libri?

(poi)

Non sarà per caso uno di quei libri proibiti?

 

Rita

(dirigendosi verso la porta)

Sì. Proibito in tutti gli Stati Uniti. Soprattutto negli stati dell’Est, controllati dai nazisti.

E in Europa, naturalmente.

 

Wyndham

Comunque sia... dev’essere una di quelle storie d’amore stupide e melense che vanno tanto per la maggiore.

 

Detto questo, Wyndham apre la porta ed entrambi escono dalla suite.

 

Rita

No. Affatto.

E’ una storia di guerra o, meglio ancora, é fantapolitica.

 

Wyndham

Fanta-che???

 

I due entrano nell’ascensore. Le porte si richiudono, nascondendoli alla nostra vista.

 

Stacco.

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SCENA 14- Int. Sera

 

Una Mercedes Benz nuova é ferma in mezzo al traffico. Dentro la vettura ci sono Rita e Wyndham seduti comodamente sul sedile posteriore.

 

Rita

Lo scrittore del libro, un certo Abendsen, racconta la Guerra in un modo totalmente diverso. Fino al 1941 i tedeschi sembrano averla vinta su tutti i fronti, sia contro i Sovietici che contro gli inglesi...

 

Wyndham adesso sembra meno infastidito e comincia ad interessarsi all’argomento.

 

Wyndham

Non “sembrano averla”: i nazisti veramente l’hanno avuta vinta fino al 1941.

E, a dire il vero, l’hanno avuta vinta anche dopo.

 

Rita

(entusiasta)

Ed é qui che il libro é diverso.... Che la storia... cambia!

I tedeschi vengono fermati nella loro espansione su tutto il continente europeo nel 1942 con due eventi fondamentali: l’entrata in guerra del nostro paese e la vittoria dei Sovietici a Stalingrado!

 

Wyndham

Sull’entrata in guerra del nostro paese ci siamo... ma, quanto a questa vittoria dei Russi a Stalingrado...io non l’ho mai sentita...

 

Rita

E’ tutta una finzione narrativa, Peter.

Comunque é il 1942 l’anno della svolta, secondo Abendsen.

Dopodiché ci sono state le vittorie degli Alleati nell’Africa Settentrionale, le grandi battaglie nel Pacifico coi giapponesi, fino allo sbarco in Italia, a quello in Normandia e all’avanzata dei Sovietici fino alle porte di Berlino.

 

Wyndham

Ehi...ehi...aspetta un attimo. Non ti seguo più.

Hai detto “le vittorie degli Alleati”... perché, nel libro, i nazisti non invadono l’Inghilterra?

 

Rita

No. Vengono sconfitti nella Battaglia d’Inghilterra dall’aviazione britannica.

 

Wyndham

(ha un’espressione trasognata)

E perché ha questo titolo così strano?

“La Cavalletta...”

 

Rita

“La Cavalletta non si alzerà più”. E’ una citazione della Bibbia.

 

Per un po’ scende il silenzio, nell’auto.

 

Wyndham, pensieroso, guarda un po’ dal finestrino la strada interamente congestionata dal traffico; dopodiché sospira.

 

Wyndham

Stronzate.

I nazisti avrebbero vinto comunque, anche senza invadere la Gran Bretagna.

 

Rita

Invece sì.

Se, come dice questo libro, la Gran Bretagna non fosse stata occupata dai tedeschi, gli inglesi avrebbero potuto continuare a combattere contro Rommel nell’Africa Settentrionale...

 

Wyndham

Tsè. Nessuna strategia al mondo avrebbe potuto sconfiggere Erwin Rommel. E nessuno dei grandi avvenimenti sognati da questo tizio avrebbero potuto cambiare gli eventi.

Purtroppo é andata come é andata, Rita.

E libracci come questo non ci aiuteranno certo a star meglio.

 

Dissolvenza in nero sul primo piano del viso affranto di Wyndham.

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SCENA 15- Int. Sera

 

Nella sua elegante casa, il Signor Tagomi (TAKESHI KITANO) é seduto sul pavimento a gambe incrociate.

Ha in mano una tazzina di tè nella quale soffia ogni tanto.

Di fronte a lui c’è il suo ospite, il Signor Baynes (STELLAN SKARSGARD), anch’egli seduto a terra.

 

Baynes

(guardandosi attorno)

Lei ha un appartamento delizioso, signor Tagomi. C’é una grande tranquillità, qui sulla costa occidentale. E’ completamente diverso dai territori occupati dai tedeschi.

 

Tagomi

(con espressione trasognata)

Dio parla all’Uomo nel segno del Risveglio.

 

Baynes

Prego?

 

Tagomi

(sorridendo)

L’oracolo. Mi scusi.

Vede... noi siamo assurdi poiché tutta la nostra vita si basa su un libro di cinquemila anni fa.

L’ I-CHING. Noi gli rivolgiamo delle domande come se fosse vivo.

Ma esso E’ vivo. E’ come la Bibbia di voi cristiani; molti libri sono veramente vivi.

E non in senso metaforico. Lo spirito LI anima. Capisce?

 

Baynes

Io... in realtà... non me ne intendo molto di religione.

Tuttavia credo... che le sue parole siano molto sagge.

 

 

Tagomi sorride, soddisfatto.

Primissimo piano della testa di un grosso bufalo, posta sulla parete proprio di fronte a Baynes.

 

Baynes

Che animale é quello?

 

Tagomi

Ah...quella! Quella é la testa di un bufalo, una grande creatura che sostentava gli aborigeni americani.

 

Silenzio.

Baynes ha il viso tirato e stanco.

 

Tagomi

Mi dica, Herr Baynes, si sente bene?

Dev’essere ancora stanco per il viaggio...

 

Baynes

Sì, ho paura di sì. Sono un po’ frastornato... Molte preoccupazioni di lavoro.

 

Tagomi

A che serve preoccuparsi?

Non possiamo fare nulla perché tutto vada come noi vogliamo.

 

Baynes annuisce.

 

Baynes

(alzandosi in piedi)

Adesso devo proprio salutarla. Un bel riposo mi rimetterà in sesto.

Ma prima di andarmene c’é una cosa che vorrei sapere. Possiamo discutere domani se per lei va bene. Lei é stato informato che una terza persona dovrà partecipare alla nostra discussione?

 

Tagomi

(anche lui in piedi adesso)

No... non mi risulta nulla in proposito...

 

Tagomi sembra molto sorpreso e quasi...spiazzato da questa notizia.

 

Baynes

Un anziano uomo d’affari in pensione. Sta viaggiando per nave. E’ partito da due settimane, ormai.

Detesta viaggiare in aereo.

 

Tagomi

Gli anziani sono eccentrici.

 

Baynes

Questo anziano signore probabilmente si metterà in contatto diretto con la Missione commerciale. Le scriverò il nome in modo che il suo personale sappia che non deve respingerlo. Io non l’ho mai incontrato ma so che é un po’ debole d’udito e un po’ bizzarro.

Noi vogliamo essere sicuri che non si offenda.

 

Baynes prende un cartoncino dalla sua tasca poi tira fuori una penna e scrive.

 

Tagomi

(prendendo il foglio di carta e leggendo)

Il Signor Shinjiro Yatabe.

 

Tagomi annuisce, dopodiché conserva il cartoncino nel suo portafoglio.

 

Baynes

Ah! Un’altra cosa, signor Tagomi...

Questo vecchio gentiluomo é in pensione...

 

Tagomi

(ascoltando con attenzione)

Si?

 

Baynes

La sua pensione é davvero misera. Perciò cerca di arrotondarla con qualche lavoretto qua e là.

 

Tagomi

(annuendo)

Ho capito. Mi rendo conto della situazione.Questo anziano signore riceve un compenso per la consulenza che ci fornisce e non lo denuncia all’ufficio pensioni. Perciò noi non dobbiamo rendere nota la sua visita.

 

Baynes

Esatto.

Lei é un uomo intelligente.

 

Tagomi

Oh! Situazioni del genere ci sono già capitate in precedenza.

Nella nostra società non siamo riusciti a risolvere il problema degli anziani che sono ormai la maggioranza della nostra popolazione. La nostra cultura ci insegna a onorare i vecchi e di questo io ne sono contento. Mi risulta che i tedeschi li eliminino...

 

Baynes segue con attenzione.

 

Tagomi

Lei é scandinavo quindi ha certamente avuto frequenti contatti con i tedeschi. Ecco, mi dica... come si fa ad assumere un atteggiamento simile? Lei é neutrale... mi dica qual é la sua opinione, se non le dispiace.

 

Baynes

(che sembra piuttosto restìo a parlare di queste cose)

Non capisco a cosa si riferisce...

 

Tagomi

La sua opinione circa l’atteggiamento dei tedeschi verso i vecchi, gli ammalati, i pazzi, i deboli in genere...

Io sono dell’opinione che nessun uomo dovrebbe essere lo strumento dei bisogni di un altro.

Un pazzo non deve “essere utile”... Chi lo dice che, per meritare di essere vivi, dobbiamo essere per forza utili a qualcuno o a qualcosa?

Lei non é tedesco: gradirei molto sentire cosa ne pensa lei... e cosa ne pensate voi svedesi in proposito.

 

Baynes

Mah... non lo so...

 

Tagomi

Durante la Guerra io ero di stanza a Shangai, in Cina. Là, nella vicina Hongkew, erano stati internati dal Governo imperiale alcuni ebrei. L’ambasciatore tedesco a Tokyo ci chiese di eliminare fisicamente i prigionieri ebrei, ma il Comandante del nostro campo respinse la richiesta dell’ambasciatore, consigliandogli di rivolgersi alle autorità governative.

Ebbene, anche le autorità respinsero quella richiesta definendola un atto di barbarie.

Ricordo che questo mi fece molto riflettere.

 

Baynes

(tagliando a corto)

Capisco.

Guardi...questa discussione mi interessa non poco, ciononostante sono davvero stanchissimo.

La riprenderemo domani.

La prego di scusarmi. Sono così stanco che non riesco nemmeno più a pensare!

 

Tagomi

Ha ragione, ha ragione.

Mi scusi.

 

A questo punto Tagomi pronuncia delle parole in giapponese.

Dopo un po’ la porta dello studio si apre e appare un giovane nipponico che, dopo un breve inchino, guarda il signor Baynes.

 

Baynes

(sorridendo e stringendo la mano a Tagomi)

Le telefono domani mattina.

Buonanotte.

 

Tagomi sorride, dopodiché si inchina.

Mentre Baynes indossa il suo soprabito, il giovane giapponese dice qualcosa a Baynes in una lingua che non é né tedesco né giapponese.

 

Baynes

(senza capire)

Come, scusi?

 

Tagomi

Le sta parlando in svedese. Akira ha seguito un corso di lingua svedese all’Università di Tokyo.

Ma... evidentemente i suoi tentativi di padroneggiare una lingua così diversa non sono andati a buon fine.

 

Baynes

(un po’ imbarazzato)

Capisco.

D’altronde, lo svedese non é affatto facile.

 

Baynes si inchina dopodiché esce, seguito dal giovane.

Il signor Tagomi richiude lentamente la porta di casa.

 

Stacco.

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SCENA 16- Int. Giorno

 

Lo schermo é completamente buio.

Dopodiché sentiamo un rumore, un cigolìo sommesso, infine vediamo una porta che si spalanca.

Aperta la porta, Juliana Frink (Emma Thompson), con le buste della spesa in mano, entra nel suo piccolo appartamento.

 

La Mdp la segue mentre, in fretta, si reca in cucina. Durante il cammino, la Mdp ci mostra un po’ la casa: piuttosto modesta e disordinata.

Juliana posa le buste sul tavolo, in cucina, dopodiché va in camera da letto.

Qui,sul letto, avvolto tra le coperte, é disteso un uomo, a pancia in giù.

 

La Mdp inquadra brevemente una vecchia sveglia che indica le 10 e 30 del mattino.

 

 

Juliana

Ehi, svegliati.

 

 

Sentiamo un grugnito, dopodiché l’uomo, stiracchiandosi, si volta.

Trattasi del giovane camionista incontrato da Juliana il giorno precedente.

E’ un italiano. Si chiama Joe Cinnadella (Giovanni Ribisi).

 

Juliana lascia la camera da letto per tornare in cucina.

Qui, comincia a mettere a posto la spesa.

 

Juliana

(gridando dalla cucina)

Hai sentito lo spettacolo di Bob Hope alla radio, ieri sera?

Ha raccontato, tra le altre cose, una storiella molto divertente.

Un maggiore tedesco, arrivato su Marte, interroga alcuni marziani.

I marziani non possono fornire una documentazione da cui risulti che i loro nonni sono ariani. E così, l’integerrimo maggiore tedesco riferisce a Berlino che Marte é interamente popolato da ebrei. Che sono alti appena trenta centimetri e che hanno un solo occhio.

Al che, da Berlino, Goering subito commenta: “Un fisico davvero poco ariano. Saranno sicuramente ebrei. Che noia... adesso ci tocca costruire lager anche su Marte!”.

 

Nel frattempo, Joe si alza dal letto.

Indossa solo un paio di pantaloni.

 

Juliana

(continuando)

Beh... detta così non é un granché.

Ma raccontata  da Bob é tutta un’altra cosa...

 

Con un brontolio, l’uomo si reca in bagno.

Qui Joe comincia a far scorrere l’acqua calda nel lavandino per farsi la barba.

Con un piano americano, la Mdp inquadra Joe, a torso nudo con solo un paio di jeans addosso.

Sul braccio destro ha tatuata una C di colore azzurro.

 

Joe comincia a insaponarsi il viso con la schiuma da barba quand’ecco comparire sulla soglia del bagno Juliana.

 

Juliana

(dopo aver fissato a lungo Joe e quello strano tatuaggio)

Che significa?

E’ l’iniziale del nome di tua moglie? Corinne o... Clara...

 

Joe

(voltandosi a guardarla)

Cairo.

 

Juliana

(imbarazzata)

Che stupida che sono.

 

Joe

(continuando)

Cairo.

Vi ho combattuto durante l’ultima guerra. Noi italiani eravamo sotto il comando di Rommel.

 

Juliana

(annuendo)

Vado a prepararti qualcosa da mangiare.

 

Detto questo, Johanna se ne va in cucina.

Primo piano del viso serio di Joe riflesso nello specchio appeso sopra il lavandino.

Stacco.

 

Primissimo piano di un bricco pieno di caffè nero. Questo bricco viene afferrato da una mano femminile che versa del caffè in una tazza già piena di latte caldo.

L’inquadratura si allarga e vediamo Juliana con due tazze di caffellatte in mano.

Una la poggia sul tavolo, l’altra comincia a sorseggiarla lentamente.

 

Guarda qui.

 

Joe, adesso completamente sbarbato e con una camicia nera addosso, entra nella cucina con qualcosa in mano.

 

Joe

Guarda un po’ quanto é buffo questo libro.

 

In effetti Joe ha proprio un libro in mano. Un libro dalla copertina completamente di colore rosso.

Joe l’ha appoggiato sul tavolo a riusciamo a vederne il titolo: La Cavalletta non si alzerà più.

 

Joe

Quest’uomo, l’autore di questo libro, ha immaginato come sarebbe adesso il mondo se avessero vinto Loro: gli Alleati. Voglio che tu lo legga.

 

Juliana, sempre sorseggiando il suo caffellatte, si avvicina al tavolo e guarda con curiosità la copertina del libro.

 

Joe

(cominciando a sfogliare lentamente il libro)

La Germania divisa in due. L’Europa intera sotto il dominio degli americani e dei comunisti.

Roba da matti...

 

Juliana

(con un filo di voce)

Sarebbe così brutto?

 

Joe non le risponde ma le lancia un’occhiataccia.

 

Joe

Lo sai come riescono gli Alleati a vincere, in questo libro?

 

Juliana fa di no con la testa.

 

Joe

(passandosi una mano tra i capelli)

Nel libro l’Italia tradisce l’Asse.

 

Juliana

Oh.

 

Joe

L’Italia passa dalla parte degli Alleati. Si unisce a loro spalancando quello che l’autore definisce “il ventre morbido” dell’Europa.

Ma certo! Ti pareva!

Questo tizio... questo Abendsen.. Non lo biasimo,no.

Quando ci si mette a fare giochetti con la Storia se ne scrivono di fesserie...

 

Juliana si allontana per un po’, mettendosi a lavare i piatti sporchi della sera precedente.

 

Joe, nel frattempo, richiude il libro e comincia a bere il suo caffellatte.

Dopodiché si alza e accende la radio lì accanto.

 

Dopo un po’ sentiamo, ad alta voce, un notiziario. La voce dello speaker é forte e stentorea.

 

La notizia della morte di Adolf Hitler ha colpito l’intera Germania, che solo fino a ieri era stata rassicurata sulle condizioni del suo Fuhrer.

 

Juliana la smette di lavare i piatti e ascolta la radio, in silenzio.

 

Tutte le emittenti del Reich hanno annullato la programmazione prevista e gli ascoltatori hanno udito le noti solenni del coro della divisione SS, Das Reich e l’Horst Wessel.

Sono state dichiarate due settimane di lutto nazionale e già molti negozi e imprese hanno calato le serrande, a quanto si riferisce.

Finora non si sa niente sull’attesa riunione del Reichstag, il parlamento formale del Terzo Reich...

 

Juliana spegne la radio.

 

Joe

Sarà Heydrich il successore.

Perché hai spento la radio?

 

Juliana

(molto infastidita)

Perché non ne potevo più.

Sono tutte chiacchiere. Alla radio parlano di quegli orribili assassini come parlerebbero di qualcuno di noi.

 

Joe

(primo piano)

Ma loro SONO come noi.

 

Juliana riprende a lavare i piatti e sembra non poter sopportare nemmeno le parole di Joe.

 

Joe

(primo piano)

Non hanno fatto niente che non avremmo fatto anche noi se fossimo stati al posto loro. Hanno salvato il mondo dal Comunismo. Adesso vivremmo sotto i rossi, se non fosse stato per la Germania. Staremmo ancora peggio!

 

Juliana

Anche tu parli a vanvera. Come la radio.

 

Joe

(cominciando a scaldarsi)

Io ho vissuto sotto i nazisti. Ho avuto a che fare con loro per più di 14 anni e mi vieni a dire che parlo a vanvera?

Le loro non sono semplici parole al vento. Loro credono nella dignità del Lavoro. Il Lavoro rende liberi!

Prima di loro, prima dei Nazisti, tutti guardavano dall’alto in basso il lavoro manuale e lo sforzo fisico. Tutti aristocratici. Il Fronte del Lavoro ha però posto fine a tutto questo.

(dopo una breve pausa)

Per la prima volta ho visto le mie mani.

 

Per un po’ scende il silenzio nella stanza.

Juliana finisce di lavare i piatti, dopodiché si avvicina al tavolo, dove é ancora seduto Joe.

 

Juliana

(guardando con interesse il libro sul tavolo)

Joe...

Questo libro... non é proibito sulla costa occidentale?

 

Joe

(annuendo)

Sì. Lo è.

Lo leggo nei bagni. Lo tengo nascosto sotto un cuscino.

Lo leggo proprio perché é proibito, pensandoci bene.

 

Juliana

(guardando fisso Joe)

Sei molto coraggioso.

 

Joe

(dubbioso)

Che c’é, mi prendi in giro?

 

Juliana

No.

 

Joe, con un grosso sorso, finisce di bere il suo caffellatte.

 

Joe

(indicando il libro)

Quest’Abendsen vive da queste parti. A Cheyenne, pare.

E’ un ex militare. Ha combattuto nella Marina degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato ferito in Inghilterra da un carro armato Tigre dei nazisti.

Pare anche che abiti e scriva i suoi libri in una vera e propria fortezza impenetrabile.

 

Juliana ascolta attentamente senza dire nulla.

 

Joe

(continuando)

Qui non é scritto ma ho anche sentito dire che é una specie di paranoico. Uno con le manie di persecuzione.C’è filo spinato elettrificato tutt’intorno alla sua residenza ed é molto molto difficile arrivare fino a lui.

 

Juliana

Forse non ha torto.

I pezzi grossi tedeschi avranno fatto salti alti così, leggendo questo libro.

 

Joe

Viveva così anche prima di scrivere questo libro.

E’ un furbo. Sarà difficile prenderlo.

 

Juliana

(primo piano)

Credo che abbia avuto molto coraggio a scrivere questo libro. Se l’Asse avesse perso la Guerra, noi potremmo dire e scrivere quello che ci pare, come facevamo prima; saremmo un paese unito e forse avremmo un sistema legale equo, uguale per tutti.

 

Silenzio.

 

Joe

(dopo un po’)

Anche queste sono solo chiacchiere.

Conosci il vecchio termine delle camicie brune per quelli che fanno filosofia?

Eierkopf.

Teste d’uovo.

 

Juliana

(dura)

Se provi questo nei miei confronti perché non te ne vai?

Che senso ha restare qui?

 

In tutta risposta, Joe fa un sorriso enigmatico.

 

Joe

(allungando una mano, sfiorandola sotto il mento e accarezzandole il collo)

Che hai?

Sei di cattivo umore...

Tu hai paura degli uomini. Non é così?

 

Juliana

(sincera)

Non lo so.

 

Joe

Lo si capiva, ieri sera.

Rilassati Juliana. Fidati di me.

Io non ti farò mai del male.

 

Dissolvenza in nero sul primo piano del viso di Juliana.

 

 

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